N.E.T.O. Visual

video delle Performance N.E.T.O. Visual in Real-Time
creatE dal Vivo nel periodo 2006-2009 e 2016-2020 per il dj-set di artisti internazionali
ospiti della discoteca Tenax, club di Firenze dal 1981.

N.E.T.O. Visual per Jeff Mills @Tenax 2009 Jaark Light Jay – Video courtesy of Derfa

N.E.T.O. VISUAL – Morositas @TENAX 2020

N.E.T.O. VISUAL – VIdeochek – Morositas @TENAX 2020

N.E.T.O. – Writing Beach – 2019

I VIDEO PUBBLICATI MOSTRANO BREVI MOMENTI DELLE PERFORMANCE N.E.T.O. VISUAL REALIZZATE PER I DJ-SET DI ARTISTI INTERNAZIONALI OSPITI DEL TENAX SPESSO REGISTRATI DA RIPRESE DI MONITOR E LAPTOP, IN POCHI CASI DAGLI SCHERMI O DAI LED-WALL.

LE PERFORMANCE VISUAL REALIZZATE DAL 2002 AL 2020 NON SONO QUASI MAI STATE FILMATE IN LIVE PER lL SEMPLICE MOTIVO DI RISPETTARE UN PROGETTO CHE SI ESPRIME DAL VIVO DA CUI NON POSSONO ESSERE SEPARATE

IL SENSO DELLA PERFORMANCE N.E.T.O. VISUAL NASCE IN COSTANTE DIALOGO CON LA MUSICA ED IN UN PARTICOLARE CONTESTO CHE DEVE ESSERE VISSUTO DI PERSONA NEL LUOGO E NELL’ISTANTE IN CUI VIENE CREATO; IL VJ-ING È UN ESPERIENZA CHE NON PUÒ ESSERE IMPRIGIONATA IN UN VIDEO SENZA PER QUESTO PERDERE DI SIGNIFICATO.

LE POCHE TESTIMONIANZE VISIVE DEL PROGETTO N.E.T.O. VISUAL SONO BREVI VIDEO CHE HO FILMATO NEL CORSO DEL VJ-SET E NON SONO QUASI MAI VISIBILI DURANTE LA LORO PIENA ESPRESSIONE RISCHIANDO DI PERDERE I MOMENTI CRUCIALI E LAVORANDO PER DJ-SET, CHE POSSONO DURARE ANCHE DIVERSE ORE.
NONOSTANTE I VIDEO QUI PUBBLICATI OFFRANO UNA VISIONE MOLTO PARZIALE DELLA PERFORMANCE N.E.T.O. CHE SI ESPRIME CON LINGUAGGIO BEN PIÙ ARTICOLATO DI QUANTO SI PUÒ INTUIRE IN POCHI SECONDI DI GIRATO, MI AUGURO
LO STESSO POSSANO DARE IL SENSO, DI COSA VUOL DIRE ESSERE VISUAL ARTIST E LAVORARE CON L’ARTE DEI VISUAL E OFFRIRE, A CHI NE FOSSE INTERESSATO, “UN’IDEA” DI QUEL PROGETTO ARTISTICO A CUI HO DEDICATO IMPEGNO, TEMPO E PASSIONE LAVORANDO NELLA MUSICA CON L’ARTE DEL VJ-ING


Dal 2016 al 2020, ho avuto l’opportunità di lavorare ancora una volta come Visual Artist per il Tenax, discoteca di Firenze dal 1981, durante gli eventi Tenax Nobody’s Perfect, con la direzione artistica di Jacopo Monini, e di presentare una rivisitazione scenica del progetto N.E.T.O. NEW EYES TO OBSERVE creato nel 2002 e proiettato già nel 2006 proprio in quella storica consolle, iniziando un’importante collaborazione artistica, durante la quale ho avuto l’opportunità di lavorare con l’arte del vj-ing realizzando innumerevoli performance visual per accompagnare il dj-set di artisti della scena musicale italiana ed internazionale.
Con il progetto N.E.T.O. VISUAL, rivisto e corretto per la scena contemporanea ho potuto dimostrare, ancora una volta, in quel leggendario dance-floor del Tenax, come l’arte del visual sia una forma di espressione artistica che anziché limitarsi a suggestionare o stupire il pubblico riesce a costruire insieme alla musica un modo autentico di comunicare.

Apollonia @ TENAX – N.E.T.O. VISUAL – Eve Party 2018

Con il progetto N.E.T.O. VISUAL, in questa collaborazione artistica per Tenax, ho avuto l’occasione di realizzare performance visual per alcuni dj e produttori di fama internazionale per i quali avevo già avuto l’occasione di lavorare nel periodo dal 2002 al 2008, e tra i quali cui Jeff Mills, Ellen Allien, Mathew Johnson, A Guy Called Gerald, Alex Neri, Francesco Farfa, Ralf, Gabry FasanoFabio della Torre, Minimono,  Mass Prod, e per la prima volta per altri importanti artisti della musica elettronica, house e techno tra i più famosi nel mondo tra i quali Fat Boy Slim, Black Coffee, Chris Liebing, Sex TroxlerRareshHunee, ed altri ancora come Apollonia, Craig Richard, Adam Shelton, Matt TolfreyEduardo De La Calle, Valentino Kanziani, George, SpeceplantBawrutLuckisonAllen/Finmann.
Tra gli altri nomi dj e produttori italiani riconosciuti in ambito internazionale per i quali ho avuto l’occasione di lavorare ci sono Marco FaraoneLuca DonzelliDukwa, Herva, e altri come Philipp, Cole, Rufus, GladisFrancesco del GardaMennie, Federico Grazzini, Black Angus, Benjamin Pratesi, Fabio Florido, Gaetano Parisio.



Alex Neri (Planet Funk -Tenax Rec.) è sicuramente tra le figure storiche della musica house, elettronica, techno e progressive degli ultimi 40 anni e certo non ha bisogno di presentazioni, È il Tenax.
Un grande artista e che ogni volta che sale su una consolle fa la differenza tanto è capace di trasformare un’intera discoteca in un esperienza da vivere e da ascoltare in grado di portare il pubblico di ogni generazione in un’avventura musicale che sa trasmettere emozioni uniche che solo chi ha talento e l’esperienza di un vero Dj riesce a portare in scena, creando un’atmosfera piena di energia e magia, stile e gusto musicale in ogni singolo istante del suo dj-set.

N.E.T.O. VISUAL – ALEX NERI @ TENAX
EVE PARTY 2017

Lavorare come visual artist per ogni dj-set di Alex Neri, presente da sempre in tutte le serate speciali del Tenax Nobody’s Perfect come l’Xmas Party o le lunghe maratone di capodanno Eve Party è sempre stata per me un emozione prima ancora che un privilegio artistico. Lavorare nell’arte visual cercando di valorizzare la profondità di un set di un artista di così grande intensità espressiva, è stato ogni volta una sfida e così anche nel riuscire a trovare quella visione creativa più adatta a valorizzare l’atmosfera che fosse all’altezza di una sonorità così unica e inconfondibile. Un vero piacere artistico viver quei momenti a fianco sulla consolle del Tenax che per lo stile e la qualità musicale, di ciò che anche personalmente mi ha saputo comunicare è un’esperienza che difficilmente potrò mai dimenticare. In altre parole, Grazie Alex ❤️

Praticare l’arte del vj-ing, e in modo particolare a fianco ad Alex, permette di creare performance visual uniche ed inaspettate, specie quando rimani sinceramente affascinato e coinvolto dagli scenari creati dai suoi dj-set e allora sì, puoi esprimere liberamente la tua creatività con l’arte visual in scena sul palco, in modo complementare alla musica, per sviluppare quel dialogo che lentamente si perfeziona nel corso di una serata e comunica con linguaggi, forme e contenuti spesso in modo così speciale da descrivere solo a parole.

N.E.T.O. VISUAL – ALEX NERI @ TENAX
XMAS PARTY 2017

Ed è così che in quegli eventi speciali e più familiari in casa Tenax dove con il lavoro d’intesa con un bravo light-jay e in sinergia con tutti gli altri dj resident, ospiti, art director, addetti ai lavori si creano quei cosiddetti “magic moment”, così imprevedibili, estemporanei, irripetibili, che rimangono sospesi nel tempo e nella memoria, anche nella semplicità di trovare il colore adatto per accompagnare quel calore dell’ultimo disco di chiusura, il progetto N.E.T.O. VISUAL, diventa parte di un lavoro corale e contribuisce ad aggiungere significato alla scena musicale.

N.E.T.O. VISUAL – ALEX NERI @ TENAX
XMAS PARTY 2017
– Closing Track

Nel 2016, dopo i tanti eventi nel quale abbiamo lavorato insieme con il Berlin Mitte Group dal 2002 al 2006, sono stato invitato da Fabio della Torre, dj e produttore, fondatore dell’etichetta Bosconi Records al Tenax, a realizzare ancora le mie performance N.E.T.O. Visual allo show-case di Bosconi Records al Tenax.
In quell’evento nel quale ho accompagnato con un vj-set le sonorità di A Guy Called Gerald dj e produttore di Manchester, punto di riferimento della scena inglese techno e acid house, che si è alternato alla consolle insieme a Fabio, nel loro dj-set elettronico, minimale e techno, è iniziata la mia seconda stagione del percorso di Visual Artist, in una ormai consolidata sinergia sul palco, maturata nel corso di oltre vent’anni di amicizia e di eventi, che hanno reso davvero unico quel ritorno in scena sulla leggendaria consolle del Tenax.
A distanza di 10 anni da quella “prima volta” al Tenax, sono tornato in scena con il progetto visual N.E.T..O. New Eyes To Observe, e con una nuova “immagine rivista e corretta“, costruita in particolare per quell’occasione sulle sonorità dell’etichetta, ho cercato, su quella storica consolle del Tenax, di ridisegnare ancora l’immaginario collettivo del dance-floor.


Nel 2017, a distanza di quindici anni da quando lo avevo ascoltato durante il Sonar di Barcellona nel 2001, e a quasi undici dall’ultima performance realizzata con il Berlin Mitte Visual nel 2006 al Tenax, ho avuto l’occasione e l’emozione di realizzare ancora una volta un set live visual per l’incredibile dj e produttore internazionale, Jeff Mills, maestro della Techno Detroit.
Nella prima parte della serata avuto il piacere di accompagnare sul palco con le mie performance visual il dj-set di Fabio della Torre che come ogni volta ha saputo con la sua professionalità ed esperienza alla consolle preparare il pubblico e aprire la strada con un warm up magistrale capace far ballare il dancefloor e prima dell’incredibile live-set di Jeff Mills con la drum machine tr808 .



Ho pubblicato alcuni momenti della performance visual N.E.T.O. per Fat Boy Slim, ospite del Tenax nel 2018 Norman Cook, disc jockey e produttore discografico britannico creatore e maestro indiscusso del genere big beat, (mix di hip hop, break beat, l’R&B,) conosciuto a livello internazionale e per le numerose hit che hanno fatto ballare il pubblico di tutto il mondo perché rappresentano il significato della performance estemporanea N.E.T.O. NEW EYES TO OBSERVE.
In quell’evento nel quale ho avuto il privilegio di poter lavorare accanto ad un artista di grande talento e presentare il progetto N.E.T.O. VISUAL in una forma espressiva riservata solo agli artisti più importanti della scena internazionale e che avevo usato nel 2007 e nel 2008 proprio al Tenax per accompagnare con la performance visual Ellen Allien, dj e producer esponente di spicco della Berlin Electro e Jeff Mills maestro indiscusso della Techno Detroit (come descrivo nella pagina N.E.T.O. @ Tenax) ho utilizzato una telecamere puntata sulla consolle per focalizzare l’attenzione sul set e dedicarmi completamente all’improvvisazione manuale in modo così da avere così la libertà di accompagnare in ogni minima sfumatura, pausa, stacco musicale e lavorare in assoluta sinergia con la musica di un set unico e straordinario.

Un evento visual estemporaneo che ho voluto costruire ancora sull’improvvisazione manuale per seguire in ogni istante la musica usando contenuti visual, immagini live e grafiche, mixando tra i diversi canali del mixer attraverso le differenti chiave cromatiche sfruttando quel linguaggio visivo a partire dalla grafica del logo animata sul momento, alla ripresa di una telecamera diretta sul palco, al progetto visual Manichini nel modo più possibile sincronizzato ad ogni singolo stacco cercando così di ”suonare” con le immagini e comunicare le emozioni provenienti dalla musica.
Un esempio di performance visual che ho pubblicato per far comprendere meglio il modo in cui ho sempre cercato di svolgere il lavoro di VJ, in particolare quando ci si trova a lavorare con artisti del calibro di Fat Boy Slim che con naturalezza riesce a comunicare in ogni stacco musicale l’energia, il pathos e l’esperienza di un talento straordinario, e nel quale si deve essere capaci di improvvisare ed interpretare, ricercando nel dialogo artistico estemporaneo il modo migliore, possibilmente in modo autentico ed originale, che sia in grado attraverso la performance visual di restituire le emozioni trasmesse da un set musicale di tale intensità ed espressività musicale.


Quando si lavora con l’arte dei visual a fianco di artisti di una tale bravura, esperienza e di rilievo internazionale quella è una delle occasioni dove si ha la fortuna di venire letteralmente ispirati da quella creatività e dalla professionalità che solo personaggi unici come Fat Boy Slim riescono a trasmettere che si traduce in una grande energia che ti onvolge, ti suggestione, ti sostiene persino nell’improvvisazione della performance visual che diventa più spontanea e dove sembra tutto più semplice, persino trovare i movimenti giusti per usare il mixer e gli strumenti del computer, e fermo restando di esserne capaci di farlo, si può arrivare a trovare, quasi in modo istintivo, quel sincronismo quasi perfetto, senza automatismi, che nasce solo quando si entra in stretto contatto con la musica, e che trasporta sugli schermi parte della propria espressione artistica, si può arrivare a sentire quasi di poter insieme alla musica “suonare le immagini”, una sensazione che in quella memorabile serata, mi ha fatto sentire il piacere di praticare il Vj-ing.
E quello è stato uno di quei momenti in cui la performance N.E.T.O VISUAL si è ripresa uno spazio di visibilità artistica in quella forma espressiva di un linguaggio che avevo usato nelle occasioni speciali fin dall’inizio del mio percorso, ritornata in modo spontaneo, proprio nel seguire quel dj-set così straordinario, nel modo di dialogare stacco dopo stacco con la musica e creare quel racconto visivo semplice e diretto con l’arte del vj-ing.

Creare una performance visual per Fat Boy Slim, è stato davvero oltre che un privilegio, un vero piacere, visto che nel 2001 lo avevo ascoltato per la prima volta all’Amnesia di Ibiza e ero rimasto colpito dalla sua musica e da quell’energia travolgente di quel dj-set, proprio in un momento decisivo del mio percorso artistico quando stavo iniziando l’arte del vj-ing subito dopo il viaggio al Sonar di Barcellona, e al ritorno dalla Love Parade di Berlino. E certo che quell’anno mai mi sarei potuto immaginare che un giorno avrei avuto la fortuna di poter realizzare performance visual a fianco di un artista come Fat Boy Slim che è stato in grado di trascinare tutto il pubblico del Tenax con la forza di un dj-set, nel comunicare tutta l’energia e la passione per la musica forse ancora più coinvolgente di quella volta.
Un artista unico per il quale posso dire di aver avuto il piacere di realizzare nella vita una performance visual durante un evento che ho vissuto come un’esperienza artistica importante che mi ha regalato tante emozioni.


Tra i brevi frammenti delle performance visual che dal 2017 al 2020 ho realizzato alla discoteca Tenax di Firenze, sono presenti in alcuni passaggi le immagini del visual “Progetto Manichini” che nasce da riprese video che ho personalmente girato nell’ambito del Progetto video e fotografico alla Biennale di Firenze del 1996 realizzato per il Dipartimento di Urbanistica della Facoltà di Architettura, dedicato alla riqualificazione degli spazi urbani e delle aree dismesse della città di Firenze.
Un progetto che nasce da un montaggio rielaborato nel 2002 all’inizio percorso artistico da visual artist, per gli eventi del Berlin Mitte Group e che ha dato vita a uno dei capisaldi delle mie performance visual che ho usato a lungo su schermi di club, discoteche, festival, con il quale ho stupito e incuriosito dall’inizio platee di migliaia di persone, accompagnando la musica e il dj-set di artisti internazionali.
Un’insieme di stile, eleganza e visione tridimensionale che traspare nel movimento di quei manichini che sfilano eleganti sotto i grandi lampadari dei saloni rinascimentali di Palazzo Pitti e che nasce da un mix di elementi tra storia, dialoghi artistici, linguaggi e idee che ci tengo oggi a raccontare per spiegare cosa intendo quando parlo di percorsi d’autore nell’arte visual e perché l’ho sempre usato come una visione in forma di citazione letteraria.

Il visual “Progetto Manichini” nasce infatti in modo quasi sorprendente da alcune riprese che ho filmato alla Biennale di Firenze Arte e Moda del 1996 realizzate anche in altri spazi, tra cui la Stazione Leopolda, il Forte Belvedere e la Galleria degli Uffizi, in particolare da quelle nella Sala Bianca a Palazzo Pitti, dove per omaggiare il noto stilista italiano Emilio Pucci era presente un’installazione dove di fronte ad un pubblico inanimato elegantissimi manichini sfilavano fieri e solitari sotto i grandi lampadari di spazio antichi mentre un sistema meccanico li muoveva lungo la passerella, e quelle che sembravano già allora, ai primordi dell’arte visual, figure tridimensionali realizzate al computer, e ancor più oggi create in altre forme artificiali, erano in realtà figure reali che indossavano capi di alta moda, Made in Italy. Uno allestimento geniale per un artista visionario di cui inconsapevolmente mi sono appropriato creando immagini uniche ed inaspettate con un visual che forse, tenendo in vita per 25 anni quel movimento, ne ha valorizzato il senso, si è trasformato in un altra cosa, qualcosa di vivo, in qualche modo di eterno mentre il pubblico, ignaro di cosa stesse guardando davvero, ballava con loro.
(GUARDA la gallerie di fotografie alla Biennale di Firenze)

(Leggi dalla pagina WORKS: Il visual “Progetto Manichini”)

Fino a quando , ospite col progetto N.E.T.O. Visual al Bright Festival, nel 2019 ho mandato il visual manichini alla Stazione Leopolda, sotto la struttura nella vecchia stazione di Firenze dove, quasi 25 anni prima, avevo girato le immagini di quel progetto, non sembrava aver perso d’eleganza. (vedi foto inizio paragrafo)
E così, quel visual dei manichini, quella notte, dopo aver attraversato il tempo, resistito a festival, club, discoteche, essere stato proiettato su ogni tipo e forma di schermo fino a Berlino, in quel dialogo estemporaneo tra arte e luoghi storici, grazie all’arte dei visual, alla fine torna in uno degli spazi dove lo avevo girato, che ormai più che riqualificato, è apparso apprezzare l’idea di essere ri-contaminato da quelle figure eleganti che ancora una volta hanno ballato ;

MANICHINI BY N.E.T.O. VISUAL 2004 (Extract)- Riprese e montaggio Orlando Caponetto – Biennale di Firenze 1996Track: Stadkind by Ellen Allien (B-pitch control)
(Low QualityNo live performance – Not synchronized)

La curiosità: il Visual nasce da un secondo montaggio rielaborato nel 2004 con una tecnica di sequenze che ho ideato come una partitura e dal ritmo cadenzato, da risultare essere sempre sincronizzato alla musica che avevo sviluppato nella prima fase artistica del percorso di visual artist, quando ancora non esistevano sitemi di controllo in tempo reale, realizzando montaggi e contenuti che ho chiamato pre-visual, che potessero mantenere in sé una loro musicalità e fossero così accompagnare ogni tipo di beat possibile mandati da supporti analogici come i video-cd.
Nell’estratto video pubblicato su you tube a bassa definizione, per ragioni di copyright, si mostra ancora come il montaggio previsual, senza essere stato in alcun modo sincronizzato alla musica, ha la capacità di seguire l’andatura delle sonorità della traccia Stadtkind di Ellen Allien in modo naturale come se fosse creato dal vivo.
Per chi è interessato ad approfondire questo concetto può leggere il paragrafo sul Pre-visual e il montaggio in partiture musicali che ho scritto nell’approfondimento su N.E.T.O. L’arte del vj-ing

MANICHINI BY N.E.T.O. VISUAL 2004 Extract – Riprese e montaggio Orlando Caponetto – Biennale di Firenze 1996
(Low QualityNo live performance – Not synchronized)

Un progetto rielaborato nel 2004 con il primo software di Vj-ing dove l’aggiunta di un un effetto dai colori pulsanti, lasciando inalterato il profilo e l’eleganza delle figure, ha reso ancor più vivo il movimento della loro danza che ha continuato a vivere ripercorrendo lo spazio di Palazzo Pitti grazie alla sua visionarietà, alla magia della visual art, dalle riprese di quell’installazione unica.
Un visual divenuto uno tra i capisaldi delle performance visual portate in scena con i progetti Berlin Mitte Visual e N.E.T.O. NEW EYES TO OSBSERVE dove tra clubs, festival e discoteche, dal 2004 al 2008 il danzare di quei corpi inanimati, i manichini, sono riusciti, attraverso il linguaggio di un visual d’autore, alla forza della performance in tempo reale, in un’interpretazione quasi congelata nel tempo, a contaminare gli spazi e l’immaginario collettivo del dance floor con la loro eleganza, grazie al dialogo dell’arte.

N.E.T.O. VISUAL “Manichini”
per RARESH @ TENAX 2019

Un progetto visivo mandato sugli schermi dal 2016 al 2020 nella collaborazione come N.E.T.O. VISUAL al Tenax, usato nei momenti salienti e particolare per gli ospiti più importanti internazionali, dove regge ancora il confronto con la scena, e mostra la forza e il valore di un visual d’autore che senza perdere di stile attraversa il tempo e si rinnova di significato con un contenuto che proviene da lontano ma che porta con sé qualcosa di autentico ed originale, capace di esprimere un sentimento personale, che nasce prima di tutto dall’immaginazione, risultato di un lungo percorso artistico e di vita impossibili da ricreare nel facile appeal delle intelligenze artificiali.

Per approfondire ancora su questo argomento invito a leggere nella pagina di N.E.T.O. L’arte del vj-ing il paragrafo Da riprese originali a visual d’autore


Nelle stagioni 2016-2020, con il progetto N.E.T.O. VISUAL ho avuto l’opportunità di realizzare performance visual in esclusiva, per il dj e produttore, Marco Faraone, artista di fama internazionale, fondatore dell’etichetta discografica Uncage Records e tra gli ospiti più acclamati del Tenax il quale, apprezzando le mie capacità, nel corso degli anni ha finito per chiedere che fossi sempre presente in consolle come visual artist per accompagnare i suoi dj-set nelle date più attese all’anno.
Nasce così una rivisitazione del progetto che nel corso degli anni si è perfezionata fino alla creazione di contenuti visual realizzati in esclusiva per Marco Faraone che come official VJ ho usato nelle performance visual per gli extended-set di 6 ore, e con i quali, ho portato in scena una nuova versione del progetto N.E.T.O. VISUAL per le serate di apertura e chiusura stagione degli Opening e Closing Party, gli eventi Marco Faraone All Night Long, gli Show-case dell’etichetta Uncage e EVE Party dove nelle 12h di capodanno era ospite d’onore insieme ad altri dj internazionali. Occasioni uniche dove ho saputo lavorare con la massima professionalità davanti a migliaia di persone nel dimostrare le mie capacità d’improvvisazione, ascolto e concentrazione nel seguire dal primo all’ultimo istante ogni stacco quelle intense maratone musicali e creare con performance visual sempre uniche e originali.

N.E.T.O. VISUAL
MARCO FARAONE @TENAX – EVE PARTY 2018
N.E.T.O. VISUAL
MARCO FARAONE @TENAX – EVE PARTY 2018

Per gli Show-case al Tenax dell’etichetta discografica Uncage Records di Marco Faraone ho scelto di usare come in altri momenti delle perfromance visual, alcuni passaggi di di riprese provenienti da alcuni videoclip o cortometraggi che ho realizzato prodotti nell’attività artistica di videomaker, sulla vita reale, di luogh,i e città come in questo caso Berlino (Morgen Licht).
Tra queste ho usato inserimenti visual dalla vita oltre lo sguardo scientifico come il noto frattale del matematico Mandelbrot (Fractal), e perfino immagini provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale che orbita intorno al nostro pianeta per ben 15 volte al giorno a 400km di altezza e che ci mostrano il Pianeta visto dallo spazio da una prospettiva unica che invita a riflettere.

Il progetto visivo N.E.T.O. NEW EYES TO OBSERVE infatti da sempre cerca di sensibilizzare l’attenzione del pubblico e non limitarsi soltanto a stupire e così, tra un visual e l’altro, inserisce sempre, forse nell’inconsapevolezza generale, anche per il pubblico del Tenax, un messaggio, in questo caso, scientifico, con le visioni di galassie o di nebulose ottenute dal telescopio spaziale e mai viste prima, che insiste sulla possibilità di offrire riflessioni sulla fragilità del nostro mondo con l’uso di contenuti unici che grazie alla NASA sono oggi patrimonio dell’umanità nella convinzione che le performance visual possano perseguire l’obbiettivo di comunicare e diventare un modo autentico di raccontare la realtà anche nell’ambito di un dance floor.


N.E.T.O. VISUAL for MARCO FARAONE@TENAX 2019
VIDEOCHECK – NO LIVE – NO MUSIC
N.E.T.O. VISUAL for MARCO FARAONE@TENAX 2019
NO LIVE – NO MUSIC


Nella stagione 2019-2020 ho mandato in scena alcuni visual realizzati in esclusiva per Marco Faraone a partire da semplici composizioni sceniche utilizzando grafiche, foto e contenuti video concordate con il dj e producer che ho utilizzato durante le mie perfromance visual che realizzate utilizzando in contemporanea due computer separati, uno dedicato agli schermi del dancefloor e l’altro per il nuovo ledwall del Tenax.
Tra i contenuti esclusivi che ho scelto di usare nelle performance N.E.T.O. VISUAL per Marco Faraone ho deciso, inoltre di non snaturare il senso della mio progetto continuando a raccontare qualcosa di reale, e di autentico, e così ho deciso di usare come immagine simbolo delle sue entrate in scena proprio una Nebulosa nelle oscure profondità dell’universo.


Nei video due momenti delle performance visual N.E.T.O. realizzato nel 2018 e nel 2019 per il dj-set di Marco Faraone in back2back con Chris Liebing, storico dj techno e produttore internazionale ospite del Tenax, è possibile osservare, anche se in modo parziale, il lavoro di un VJ che in questo caso si concretizza in un’idea estemporanea creata sul momento attraverso la semplice sovrapposizione di due fotografie che alternandosi tra loro, in una forma di linguaggio quasi stroboscopico creano un’unica immagine dei djs, dove a cambiare è solo lo sguardo.

Nel 2019 ho cercato di ripetere quell’idea ma ormai al posto dei 6 schermi c’erano solo pannelli led-wall scomposti dietro la consolle, per quanto in termini di luminosità e presenza a qualcuno poteva sembrare un miglioramento rispetto ai proiettori in quanto ad espressività sapevo non avrebbe avuto la stessa resa scenica per il dance floor.
Un’allestimento che spezza l’immagine intera in sei pannelli molto distanziati tra loro impedisce la giusta composizione e l’inquadratura appare scomposta anche se osservata da distanza, causando una limitazione all’espressività artistica della performance visual non più omogenea alla fotografia dei contenuti.


N.E.T.O. VISUAL @ TENAX
6 GEN 2019

N.E.T.O. VISUAL
LUCA DONZELLI @ TENAX



Il mio percorso di Visual Artist nasce con il Berlin Mitte Visual nel 2002 e prosegue col progetto personale N.E.T.O. NEW EYES TO OBSERVE iniziato nel 2005 e portato sul palco dell’Elettrowave per il dj set di John Acquaviva, Francesco Farfa e Ralf e sul palco del Tenax già nel 2006 per ZIP Thomas Franzmann (Perlon) e nel 2008 per Jeff Mills ed Ellen Allien (B-Pitch Control). Tra i primi in Italia a portare in scena l’arte del vj-ing con i miei progetti visual, ho avuto l’occasione di lavorare con diversi collettivi artistici e accompagnato con performance visual in real time la musica di numerosi artisti italiani ed internazionali lavorando per rinomati club, discoteche e festival di musica elettronica. Per scoprire la prima fase del percorso artistico nel mondo dei visual dal 2002 al 2008 che mi ha portato a lavorare già all’inizi del millennio in quest’arte così unica e straordinaria è possibile visitare le pagine dedicate N.E.T.O. Biography





N.E.T.O. Visual @ Tenax per Jeff Mills (detroit) – 2009
Jaark Light Jay – Video courtesy by Derfa
N.E.T.O. VISUAL – JEFF MILLS @ TENAX 2009- Closing – No audio ; (
JEFF MILLS@TENAX 2009 – Graphic N.E.T.O. VISUAL

Lo schermo si scompone
e il visual d’autore
scompare

Il progetto N.E.T.O. che ho portato in scena dal 2002 al 2020 con innumerevoli performance visual attraversando e contaminando numerosi spazi, luoghi, club, festival, discoteche, esprimendo con la massima creatività un percorso artistico lavorando ogni sera, ogni notte, ogni mattina, in modo unico ed estemporaneo cercando di rimanere in contatto continuo con le trasformazioni della scena e la contemporaneità musicale di ogni epoca al passo con i tempi di fronte al progressivo mutare della consapevolezza del pubblico, allle scelte della direzione artistica di cambiare gli allestimenti, che hanno finito per penalizzare la possibilità di esprimere ancora il valore di un certo modo di fare visual, che rispettassero il messaggio, il significato, il contenuto perdendo la capacità di composizione annullandone la piena fruibilità se in un primo momento ho cercato di affrontare con la speranza che ancore fosse possibile comunicare in modo autentico, e quando tutto si è fermato, ad un tratto per l’emergenza pandemica, ho creduto fosse giunto il momento di ritirarmi da una scena ormai cambiata, che non permetteva di esprimere la mia espressività come autore.

Nuovi allestimenti Led-wall@Tenax 2019
Quadri compositivi spezzata scomposti con

Anche il Tenax, come molti altri club, dal 2019 ha seguito la nuova tendenza, scegliendo di usare pannelli led-wall in configurazioni scomposte che hanno cambiato radicalmente la percezione dello spazio visivo a disposizione per l’arte visual. Un’innovazione iniziata nel 2006 quando quei nuovi 6 schermi che avvolgevano lo storico dance-floor erano stati accolti da noi visual artist della prima ora con grande entusiasmo perché avevano creato le condizioni perfette per esprimere il senso dell’arte visual e del progetto artistico N.E.T.O. (come descritto nella pagina N.E.T.O.@Tenax)
Un allestimento che tutto sommato aveva resistito fino al 2019 ma che dopo l’ultimo cambiamento di scenario, una volta interrotta la composizione visiva, ha ereso di fatto, impossibile usare molti dei contenuti d’autore avevo creato e ha cambiato del tutto il modo di comunicare con il dance floor che lentamente ha iniziato a perdere senso insieme al modo di comunicare in quella dimensione artistica Un cambio improvviso, messo in atto in modo peraltro discutibile, che vista l’esperienza e la lunga attività nel campo della visual artist in innumerevoli eventi in cui ho lavorato, ho considerato, fin da subito come una forzatura, un cambio di passo che non ho mai digerito.
l linguaggio underground del Visual con in quali ho iniziato nel 2002 si è da sempre fondato sull’uso di un quadro compositivo che nasce per esprimersi nelle forme dell’inquadratura attraverso un’espressività cinematografica a partire da riprese filmate col linguaggio fotografico che utilizzando il montaggio video e il senso di una filmica visionaria, per quanto siano rielaborate in forme, strutture, grafiche per l’arte del vj-ing partono da una forma narrativa classica, che se mai si può scomporre all’interno, non certo nello spazio fisico dello schermo, che deve mantenere una sua integrità, e quando questa è venuta meno anche il senso stesso del progetto di performance visual N.E.T.O. per come l’avevo ideato, ha perso di significato per quanto potesse essere anche mappato. (n.d.r. visual mapping)
E così che alla fine ho rinunciato e mi sono ritirato

N.E.T.O. Visual – Marco Faraone – Tenax

In quell’immagine alterata dei ledwall, il progetto risultava compromesso, frammentato, e non riusciva ad esprimere quel racconto visivo, composto di scene e inquadrature che sono importanti anche nella semiotica dei visual, e perdendo gran parte della capacità e forza espressiva, non potendo utilizzare quella forma di linguaggio e costringeva a mandare in scena elementi grafici, digitali, tridimensionali che per quanto strabilianti e scomponibili rimangono sempre incapaci di comunicare significati più ampi e profondi.
Staccandosi dalla dimensione cinematografica, il visual non soltanto cambia forma ma cambia il valore del messaggio che può essere comunicato, perde il baricentro e il valore del contributo artistico del Visual Artist rischia così di andare alla deriva e scomparire del tutto: una performance live di visual è un azione creativa, incentrata su una composizione dell’immagine, su un racconto visivo, e non può essere né scomposta, automatizzata, resa artificiale, deve essere costruita dalla persona, con un linguaggio visivo umano e comprensibile, emotivamente inquadrabile in una scena, e che nasce sulla musica attraverso un interpretazione estemporanea, per comunicare, attraverso un espressione visiva, una sensazione, un sentimento, un emozione che solo nella sua interezza e complessità può riflettere il lavoro di un artista, altrimenti è un altra cosa.
Una scelta che un autore professionista come me, difficilmente sarebbe stato disposto ad accettare a lungo. E così è stato.




La fine della stagione visual
al Tenax e il ritiro dalla scena
dopo il lock-down

N.E.T.O. VISUAL @ TENAX –
Feb 2020 – Ultima performance Pre LOCK-DOWN

E così, quando l’arte del vj-ing finisce per limitarsi a riempire gli spazi vuoti, tra il buio e la scena, in una forma di scenografia funzionale alla riuscita dello show, e propone soltanto giochi di luci e colori digitali, allora ad impoverirsi non è soltanto il valore e il ruolo artistico del VJ, che già da tempo ha perso la sua funzione di artista riconosciuto ma lo è la sua stessa capacità d’espressione che iniziando a mancare fa desistere dal volerla preservare in un contesto così cambiato.
Per questo e altro ho deciso che era il momento di lasciare la scena.
Concludendo, fermo restando che le ragioni del mio ritiro dalla scena a seguito dell’interruzione pandemica naturalmente non sono da imputare solamente a questo cambio d’allestimento ma a ragioni di vita, di scelte personali e non solo artistiche, certamente questo cambio nei linguaggi comunicativi da entrambe le parti della scena, ha certamente concorso in questa difficile e ponderata scelta artistica che ha reso quella sera del febbraio del 2020 l’ultima volta che ho portato in scena il progetto N.E.T.O. VIUSAL.

E così quando ho visto che quei proiettori, con i quali tante volte avevo illuminato il leggendario dance floor del Tenax con i miei visual, belli accesi sul soffitto ai lati della grande palla da discoteca, dopo aver abbassato gli schermi all’altezza per video in 4:3 o 16:9, e che anche stanchi e polverosi lavoravano sempre fino alla chiusura, alla fine erano stati rimossi, quasi in silenzio, al sopraggiungere delle tenebre, approfittando del buio portato dalla pandemia, ho capito veramente che era finita quell’epoca dell’arte del visual. (foto)
Una trasformazione che oltre a mutare la fisionomia del luogo ha cambiato il senso stesso di quello spazio scenico che tante volte ho cercato di disegnare insieme all’immaginario collettivo del pubblico, e mi ha fatto capire che insieme a quei proiettori e a quegli schermi, se ne stava andando un modo di comunicare e sarebbe scomparso così il significato di una scena che oggi appartiene già al passato.

In un epoca di grande trasformazione dove le nostre libertà di esseri umani, le nostre capacità d’immaginare, di pensare, di reagire sono ormai assediate da algoritmi ed intelligenze artificiali che limitano la mente di molte persone che rimangono imprigionate ad osservare il mondo chinate sul piccolo schermo, anestetizzate dall’eccessiva quantità di contenuti, che scorrono nel palmo di una mano in modo passivo e compulsivo, lobotomizzate da miliardi di immagini, destinate a perdere il pensiero critico, senza più riuscire a distinguere tra realtà e finzione, forse le arti visive che sono tra più penalizzate, sminuite, svuotate di significato sono il segno minore di una deriva che mina l’anima in generale.
E se progressivamente il pubblico che osserva, perde la facoltà di leggere e comprendere l’importanza di un contenuto, senza riuscire più a riconoscerne il senso neanche della creatività, che da sempre non soltanto è alla base dell’arte, sia essa fotografia, pittura, scultura, videoarte, o visual art, ma dell’espressività stessa dell’uomo che attraverso tutte le forme di linguaggio artistico si esprime e trasmette la propria sensibilità attraverso la cultura e nella storia, non soltanto si perderebbe la capacità di comunicare ma il senso stesso della vita.
Per questo dobbiamo difendere l’arte e proteggere il nostro pianeta, perché questo significa salvare noi stessi.