
Alla fine di agosto del 2012 siamo partiti con Irene, la mia ex-fidanzata, per raggiungere e visitare la Norvegia nella speranza che saremmo potuti arrivare addirittura al Circolo Polare Artico e forse, se fossimo stati fortunati, magari riuscire ad ammirare anche una delle meravigliose aurore boreali, e anche se ci siamo dovuti fermare a Kristiansand, poche centinaia di chilometri prima di quella meta, siamo arrivati ad una destinazione così lontana e quasi impensabile che non sarebbe stata possibile da raggiungere se non avessimo deciso di osare insieme così tanto.
Quando siamo partiti per quel viaggio, quasi all’improvviso, forse non avremmo potuto immaginare che saremmo riusciti a percorrere oltre 8.000 km in un auto nelle due settimane che avevamo a disposizione e che per farlo ci sarebbe rimasto poco tempo per stare insieme se non giusto quello per riposare tra una. meta e l’altra, ma quando abbiamo scoperto quel luogo straordinario così unico e speciale dove la natura incontrastata riesce a dominare perfino l’uomo con la sua meravigliosa forza che si respira profonda e presente in ogni angolo di paesaggio, abbiamo compreso che ne era valsa la pena di viaggiare per così tanti chilometri, e questo ci ha fatto comprendere ancora di più il valore di quella nostra determinazione e della volontà che a volte serve per raggiungere ciò può sembrare irraggiungibile, e credo che si possa dire che in quel viaggio, abbiamo dimostrato insieme di aver il coraggio di saper osare.
E forse anche per questa ragione, oltre alle meraviglie illustrate in questa pagine che abbiamo visto, che quel viaggio rimane ancora nel nostro cuore come un esperienza indimenticabile.
Il coraggio di osare
Osare e scoprire sono due termini che sono alla base alla base del significato stesso del viaggio e la sensazione della scoperta è proprio quella che ci ha accompagnato in ogni momento di questo indimenticabile viaggio. Insieme siamo riusciti a raggiungere mete lontanissime e impensabili che avrebbero potuto anche sembrare irraggiungibili ma che certamente non avremmo mai scoperto se non avessimo deciso di osare, e soprattuto di farlo insieme. Abbiamo viaggiato di giorno e di notte, spesso verso destinazioni quasi ignote, incontrando difficoltà ed imprevisti, eppure ogni volta, ad ogni bivio, ostacolo, ad ogni scelta, siamo riusciti insieme, senza mai perdersi d’animo, ad affrontare ogni problema o difficoltà riuscendo quasi sempre a raggiungere molti degli obbiettivi che ci eravamo prefissati proseguendo il nostro viaggio senza paura, trovando la curiosità e coraggio, per viverla spesso come un’avventura.
È forse per questa nostra capacità di rimanere in ascolto verso la natura che spesso siamo stati ripagati quando questa, silenziosamente, ci ha fatto incontrare lungo le sue strade qualcosa di magico e inaspettato, come capita a chi sa viaggiare nel rispetto della sua forza.
Il nostro legame di fiducia reciproca che in ogni momento ci ha permesso di essere insieme anche nell’avventura aiutandoci ad affrontare la sua grandezza senza mai aver paura di niente o quasi e così nel corso di questo viaggio abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di scoprire non soltanto dei luoghi meravigliosi e unici al mondo ma anche di vivere momenti indimenticabili immersi nella natura profonda e quasi ancestrale della Norvegia.
L’inizio di un viaggio alla scoperta della Norvegia
Quando finalmente abbiamo raggiunto Aalborg in Danimarca, alla fine di due giorni di viaggio in auto e ci siamo imbarcati sul bergensfjord, la grande nave traghetto che dal porto di Hirtshals ci ha portato lungo un tratto del Mare del Nord fino a Stavanger, e salendo sulla terrazza del ponte abbiamo visto le coste della Norvegia illuminata al tramonto abbiamo capito che stava iniziando un avventura indimenticabile cominciata propria quella sera del 30 agosto 2012 che quello era il momento dell’inizio del nostro viaggio.








Il Preikestolen (pulpito)
sul Lysefjord
Nei primi giorni del viaggio, da Stavanger bbiamo subito raggiunto dopo una serie di meravigliosi paesaggi in macchina le strade della Norvegia sud occidentale, attraversando fiordi su traghetti che diventano affidabili compagni di viaggio, e scoprendo luoghi mai visti prima, siamo giunti all’inizio del percorso di 4km che parte dal piccolo lago di Resvatnet e che si inerpica su un primo tratto di area boschiva montana, poi attraversa un area di sentieri tra le rocce e che passano di fianco a piccolo lago in quota Tjødnane, arrivare nell’ultima parte ad una lunga scalinata di Flørli con ben 4444 gradini di legno da salire, e durante la quale si comincia piano piano ad ammirare con una grande emozione, il paesaggi unico che porta ad una tra le più celebri formazioni rocciose al mondo. Quando ci si avvicina con attenzione, e non senza qualche timore, alla plateau del Preikestolen (il pulpito), una falesia di granito alta 604 metri che si trova affacciata a strapiombo sul Lysefjord, il più grande fiordo della Norvegia, si prova una grande emozione di fronte a così tanta bellezza, e mentre si scorge da quella prospettiva unica un panorama incredibile e straordinario che ti lascia quasi senza fiato ci si accorge della nostra fragilità di esseri umani e dell’immensità e della grandezza della natura.
Salire fin a lassù ha richiesto non soltanto un po’ di fatica per attraversare un percorso semplice ma in alcuni punti anche impervio, ma soprattutto una bella dose di coraggio nell’ultimo tratto per salire e stare in piedi su quel pavimento naturale fatto di roccia scura e restare ad osservare di fronte a quel paesaggio immenso la potenza della natura per poi scorgere così vicino a noi, quel vuoto subito sotto che tra enormi fratture glaciali lasciavano intravedere il mare del fiordo sotto di noi così lontano e calmo, era davvero qualcosa di straordinario che insieme abbiamo vissuto, sostenendoci a vicenda e vivendo quel tempo breve, prima che arrivasse il tramonto e fossimo costretti ad affrontare la strada di ritorno prima che facesse buio, e alla fine con grande gioia siamo riusciti a stare su quella grande roccia famosa in tutto il mondo dove abbiamo riso e scherzato, e dove ho filmato e fotografato alcuni degli scatti presenti nelle gallerie.
Ed è stato al nostro ritorno di quell’entusiasmante pomeriggio che abbiamo capito che essere appena stati sopra quel pulpito affacciati su quell’immenso fiordo non soltanto era un esperienza unica ed indimenticabile che ci ha lasciato letteralmente senza parole ma una vera fortuna per aver vissuto un simile dono della natura.
















Le cascate del Vestland e il ghiacciaio di Flogefonna
Percorrendo la strada E134 verso la città di Bergen nella regione del Vestland, dopo aver costeggiato le rive dell’Åkrafjorden ammirando la bellezza di uno dei migliaia di fiordi dove le acque del mare si insinuano fin dentro le terre della Norvegia, abbiamo visto le famose cascate di Langfossen le cui acque precipitano quasi a picco dalla montagna dall’altezza di 612m bagnando le rocce scure fino a riversarsi nelle calme acque del fiordo che le accoglie pacificamente in tutto il loro fragore. Non posso che dire quanto sia grande l’emozione di osservare un simile elemento naturale e poter ammirare quel manifestarsi con i nostri occhi.
Proseguendo il viaggio a pochi chilometri di distanza abbiamo incontrato proprio a lato della strada le bellissime cascate di Latefossen le cui acque, altrettanto fragorose come le onde del mare sugli scogli, questa volta si gettano nel fiume Gronsdalslona passando sotto un antico ponte in pietra dove sono circondate ancora da una natura piena di emozione.
E così una volta lasciate alle spalle quelle due meravigliose cascate, credendo di essere già stati molto fortunati ad averle viste, ad un tratto voltandoci a guardare, alla nostra sinistra, silenziosamente ci è apparso in tutta la sua maestosa presenza e quasi facendo capolino tra due enormi montagne ricoperte di alberi verdi, in una luce bianca e appena avvolta da una nebbia in quota, il grande ghiacciaio del Folgefonna National Park. Il Folgefonna è il terzo ghiacciaio della Norvegia per estensione ed è costituito da tre ghiacciai separati, il Nordre Folgefonna, il Midtre Folgefonna e il Søndre Folgefonna, tutti situati nella contea di Vestland.
Per me è stata la prima volta che ho visto un ghiacciaio, e credo ce non ci siano parole per descrivere quella sensazione unica, sembra di essere davanti quasi ad un essere vivente, quasi preistorico, che dimostra in tutta la sua forza ed eleganza, la potenza della natura, e allo stesso tempo, in un epoca di riscaldamento globale causato dall’uomo, anche in un paese incontaminato come la Norvegia, appare così indifeso nella delicata fragilità della sua esistenza, come una vera specie minacciata di sopravvivenza.
Ad aprire la galleria due esemplari di Highlinder al pascolo, una razza bovina originaria delle Highland della Scozia.




















Bergen
Bergen si trova sulla costa sud occidentale nella contea di Vestland e anche se appare quasi come una cittadina di provincia è la seconda città più grande della Norvegia famosa soprattutto per l’antico “porto anseatico”, il Bryggen, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, testimonianza più evidente dei tempi in cui Bergen era il centro dei commerci tra la Norvegia e il resto dell’Europa. Tuttavia, pur apprezzandone la bellezza, essendo un luogo turistico e volendo mantenere la nostra idea di visitare prima di tutto le bellezze della natura, ci siamo concessi un giorno per vedere la città, prima di tornare subito in viaggio verso il nord della Norvegia.













Molde
la città delle rose
e del Jazz
Dopo aver attraversato decine di fiordi a bordo di numerosi traghetti, siamo infine giunti alla città di Molde, che si trova a qualche centinaio di chilometri dal Circolo Polare, una bellissima cittadina sul mare chiamata anche la “città delle rose” per via del suo clima mite durante tutto il corso dell’anno che ne permette la coltivazione.
La città ospita ogni anno il Molde Jazz, festival internazionale del jazz e per questo motivo dislocate in molte delle vie e piazze si trovano numerose statue dedicate ad importanti musicisti della musica jazz.














Strada dell’Atlantico
Oltre la città di Molde ci siamo spinti più a nord in direzione di Kristiansund, ultima tappa verso il Circolo Polare Artico, dopo la quale siamo stati costretti a rientrare per ragioni di tempo e di lavoro. Per raggiungerla però abbiamo attraversato la Strada dell’Atlantico, ( l’Atlanterhavsveien) considerata l’autostrada più pericolosa del mondo.
Con le sue sorprendenti architetture di ingegneria ed altissimi ponti, la strada consente di attraversare in solo mezz’ora di macchina, un tratto di mare lungo oltre 8 km che separa le due città. Un luogo che sembra uscito da un film apocalittico, dove le condizioni meteo sono spesso avverse, e a causa del forte vento del nord e delle onde del Mare del Nord che sbattono con grande forza alla base dei piloni che sorreggono i ponti arrivano fino a colpire le macchine rendendo impossibile percorrerla. In certe stagioni dell’anno ci avevano detto che dal suo percorso pedonale con un po’ di fortuna si ha perfino la possibilità di osservare alcune specie di foca e balena.
E così inaspettatamente, proprio mentre percorrevamo a piedi la pedana ai lati della strada, abbiamo potuto provare l’incredibile emozione di vedere una piccola foca, che con il suo tenero muso assomiglia a quello di un giovane cane, affiorando tra le onde del mare, sembrava quasi volerci salutare.

















La strada del Trollingsten
Viaggiando verso la parte interna della Norvegia abbiamo in seguito raggiunto la strada del Trollstigen che conduce, attraverso una serie infinita di tornati ormai celebri, alla Valle dei Troll, una valle circondata da una moltitudine di cascate naturali, meravigliose acque in caduta libera che attraversando le rocce millenarie plasmate dai ghiacciai, tra muschi e licheni, sembravano incantate, direttamente uscite dalle fiabe di J.R.Tolkien.
Proseguendo verso nord e dirigendosi nelle zone più impervie siamo infine arrivati di fronte all’immenso spettacolo del ghiacciaio più antico della Norvegia.





















Oslo
Sulla via del ritorno siamo arrivati alla città di Oslo, dove abbiamo visitato il Centro Nobel per la Pace, dove Barack Obama, presidente degli Stati Uniti in carica in quegli anni ha ricevuto il nobel per la pace. e il Norwegian National Opera and Ballet Theatre, il famoso e bellissimo teatro dedicato all’Opera e alla Danza che si trova praticamente sul mare. Una elegante architettura contemporanea realizzata in granito e marmo bianco di Carrara e racchiude un auditorium in legno di rovere che rappresenta uno dei simboli della città e un luogo unico al mondo.

































Un viaggio indimenticabile

Un viaggio intenso che ci ha permesso di scoprire paesaggi meravigliosi, di osare nella ricerca di luoghi straordinari, impervi o quasi sconosciuti, e di vivere così un esperienza indimenticabile grazie anche alla magnificenza della natura che ci ha letteralmente pervasi ed incantati.
Un paese dove l’aria che si respira è così pura e leggera che l’inquinamento delle nostre città sembra solo un ricordo, una paese ricca di storia e di tradizione, dove la forza e la presenza della natura, che si sente ovunque e sembra quasi dominare sulla civiltà, sull’uomo, sui sentimenti, ti lascia senza fiato di fronte alla sua grandezza.
Una terra antica la cui conformazione geologica è il risultato di una azione di erosione durata decine di migliaia di anni ed in cui le rocce sono state modellate fino a raggiungere quelle forme così particolari ed uniche al mondo. L’acqua ed il ghiaccio nel corso delle ere glaciali, hanno disegnato la forma delle montagne rendendo il loro profilo più morbido, quasi arrotondato. In estate quando le montagne che si affacciano sui caratteristici fiordi sono ricoperti di verde sembrano dei giganti buoni che si tuffano pacificamente nel mare.
La Norvegia, un luogo ai confini del mondo dove si avverte un energia profonda provenire dalla sua terra abitata da foreste, muschi e licheni, popolata da specie animali uniche e circondata per la maggior parte dei suoi confini dall’acqua. Una terra al limite dove l’inverno con le sua forze estreme trasforma l’abbondante acqua in altrettanta neve ed in ghiaccio e ovunque la ricopre con il suo manto bianco in un silenzio profondo che s’avverte anche d’estate mentre risuona tra le valli e nei fiordi, e nel quale, ascoltando con attenzione, certe volte sembra quasi di sentire il respiro di Madre Natura, e nel suo sussurrare, di udire messaggi della sua presenza ancestrale.
