Raccontare la danza

Per scoprire come ho imparato a raccontare l’arte della danza sul palcoscenico attraverso la mia attività professionale di fotografo e videomaker dal 2006 al 2014, e quante cose ho appreso che non conoscevo, come sono riuscito a saper riconoscere il valore della bellezza nella diversità, comprendere il significato del talento, e sviluppare una sensibilità verso il linguaggio del corpo e del gesto nel corso della collaborazione artistica con la danzatrice e coreografa Irene Stracciati, e con Virgilio Sieni, uno dei danzatori e coreografi italiani tra i più apprezzati e conosciuti in ambito internazionale, durante la collaborazione per l’Accademia sull’arte del gesto e la Compagnia Virgilio Sieni, lavorando nella documentazione video e fotografica di numerosi spettacoli assistendo da osservatore privilegiato ad una larga parte della ricerca coreografica che portano in scena sul palco di numerosi teatri e spazi della cultura d’Italia, ho scritto questo breve approfondimento che riflette su alcuni degli insegnamenti che ho ricevuto da due danzatori e coreografi, artisti unici e straordinari, per i quali ho avuto il privilegio e il piacere di collaborare.

Essere in sintonia

Ogni forma d’arte che viene rappresentata sul palcoscenico sia che si parli di danza, di musica o di teatro, è sempre il risultato di grande lavoro dietro le quinte, fatto di passione, talento e dedizione. Solamente attraverso una documentazione di qualità che rispetti questi valori si riesce a comunicare allo spettatore quelle sensazioni genuine che spesso solo in platea si riescono a cogliere. Nel mio lavoro di documentazione video e fotografica di spettacoli dal vivo ho sempre cercato di restituire il significato degli autori e delle loro opere che le emozioni stesse che gli artisti intendono comunicare. Penso che sia importante rappresentare ogni esibizione sul palco in modo fedele alla realtà ed al contempo restituire l’atmosfera ed il pathos di ogni spettacolo che va in scena sul palcoscenico.
E’ sempre difficile raccontare le sensazioni che si provano guardando uno spettacolo dalla platea attraverso riprese e fotografie e ancor di più è riuscire a comunicarle ad uno spettatore che osserva in un secondo momento.
Per ottenere una documentazione che riesca in questa difficile sfida è fondamentale evitare un interpretazione soggettiva senza che questa risulti troppo distaccata dalla scena o senza alcuna attinenza con la realtà.
Per realizzare una ripresa o una fotografia che rispettino questi presupposti è necessario innanzitutto conoscere il contenuto delle opere da rappresentare, partecipare alle prove, conoscere i testi, la musica, le coreografie e se necessario imparare ogni piccolo gesto e movimento delle coreografie per sapere in anticipo dove soffermare l’attenzione dello sguardo e degli obbiettivi cinematografici.
Lavorare sul palcoscenico significa inoltre riuscire a trovare la sintonia giusta con registi, coreografi, attori o musicisti senza disturbare la concentrazione degli artisti, attori, danzatori, musicisti, e collaborare con i tecnici. Soltanto in questo modo si avrà la certezza di lavorare di rispettare ogni aspetto del lavoro corale e che esiste nella preparazione di uno spettacolo dal vivo che inizia nel backstage e non finisce soltanto quando si chiude il sipario.


Raccontare il gesto
Cenacolo di Sant’Apollonia, affresco di Andrea del Castagno
IL SUONO DI UNA MANO di Virgilio Sieni

Entrambe le collaborazioni che ho avuto con Irene Stracciati e Virgilio Sieni hanno rappresentato esperienze uniche per il mio lavoro. Mi hanno insegnato molto con la loro dedizione per l’arte della danza, attraverso il loro studio, la conoscenza nell’uso dei linguaggi del corpo e la creazione di coreografie d’avanguardia. Il loro modo di rappresentare la danza e comunicare emozioni attraverso la loro sensibilità artistica nell’insegnamento dell’arte del gesto con danzatori professionisti e non solo, o con varie forme di disabilità, mi ha insegnato molto sulle capacità espressive dell’essere umano. E’ merito di questi rapporti stretti di collaborazioni con due grandi artisti che ho capito il valore della rappresentazione sul palcoscenico imparando ad apprezzare la danza classica e contemporanea come forma culturale di espressione.
Lavorare insieme a questi due importanti coreografi e danzatori mi ha consentito di seguire il faticoso lavoro di preparazione che esiste dalle sale prove fino nella messa in scena di ogni spettacolo che ho avuto l’opportunità di documentare.


Aspettare l’attimo

Nella mia attività di documentazione fotografica e di riprese video ho infatti condiviso laboratori e progetti, seguito numerose lezioni e prove, osservando da vicino le scrupolose attenzioni che dedicano alle loro opere coreografiche che mi hanno permesso anche di conoscere parte della nomenclatura dei differenti passi di danza, arrivando persino a capire i fondamenti dei loro movimenti del corpo, imparando col tempo a restituire sempre con maggiore fedeltà attraverso le mie immagini quei movimenti e quei gesti così difficili e complessi da eseguire. Per scattare fotografie e riprese che possano davvero cogliere l’attimo e l’essenza di tanta perfezione è stato necessario esercitarsi molto prima di riuscire a immortalare il momento perfetto, dove si completa un azione coreografica, un passo di danza, un salto. E tutto questo lavoro mi è servito ogni volta a comprendere ancora di più il risultato del lavoro di ricerca e di studio dietro ad ogni esibizione sul palcoscenico.

Musica e leggerezza

Durante le mie collaborazioni artistiche con Irene Stracciati e l’Accademia sull’arte del Gesto di Virgilio Sieni ho avuto l’opportunità di ampliare affinare la mia sensibilità artistica, di lavorare con due coreografi e danzatori professionisti di grande talento che mi hanno a comprendere il valore dell’arte coreografica facendomi scoprire non soltanto aspetti tecnici che si sono dimostrati essenziali nel raccontare la danza classica e contemporanea ma soprattuto la libertà espressiva che un danzatore riesce a comunicare in una esibizione. Solamente quando si osserva attentamente una danzatrice o un danzatore muoversi con grazia e leggerezza si può comprendere la bellezza che si esprime attraverso la danza.
Un arte unica che si esprime con il corpo e comunica attraverso il linguaggio universale come solo la musica può fare. Un mondo a me prima sconosciuto, abitato dai professionisti del movimento, danzatori e non, diversamente abili e non, tutti senza differenze, uniti da un unica forma di comunicazione.
Documentare la danza mi ha permesso in molti anni di lavoro di ascoltare alcune tra le più belle opere musicali dei grandi maestri e compositori di musica classica spesso interpretate dal vivo ed ogni genere di musica contemporanea. Devo quindi ringraziare questi artisti anche per avermi fatto ascoltare musiche bellissime.


Un arte quasi impossibile da raccontare

Irene Stracciati – foto di Orlando Caponetto

Naturalmente la capacità di raccontare l’arte della della danza e della coreografia cambia notevolmente passando dal video alla fotografia, nel primo caso è evidente che la possibilità di riprendere l’intero movimento di un danzatore mente compie la complessità di un passo di danza, di un salto, una pirouette, o un semplice gesto con le braccia mentre esegue una coreografia, preparata in mesi di prove, studio e che ha richiesto un lungo lavoro di preparazione permette di cogliere in modo migliore una maggiore parte di piccole ed impercettibili variazioni presenti nello sviluppo dei movimenti del corpo di un danzatore o danzatrice Di contro, la fotografia, che necessita di fermare in un singolo scatto quella tensione muscolare, espressiva, dinamica del corpo, non sempre riuscirà a restituire la plasticità, la grazia, la forza di un ogni possibile passo di danza, e anche se questa è la massima aspirazione di un fotografo professionista come me, esigente nella ricerca dell’immagine magari non perfetta ma autentica, e nonostante abbia lavorando per anni nel racconto della danza fino ad affinare molto la tecnica per scegliere e comprenderne lo sviluppo che precede l’esecuzione di molti dei passo di danza classica, e che in una coreografia o un improvvisazione possono essere ancora più difficili da prevedere, specie se non si assiste prima alle prove, pur riuscendo a cogliere il momento giusto per catturare in un signolo scatto il senso di quel movimento, di quel singolo gesto, può essere un compito che richiede anni di preparazione e mai potrà davvero raccontarlo nella sua interezza.
Posso infatti dire che, pur avendo imparato, dopo migliaia di scatti, a cogliere, l’attimo giusto, riuscendo ad interpretare nella composizione della scena, la coreografia anche con una fotografia, la realtà è che nonostante tutto, anche con tutta l’esperienza del mondo, e anche se si è attenti e preparati, nel racconto della danza, molto sfugge all’occhio della macchina fotografica, che con l’obbiettivo e l’otturatore non riuscirà mai a restituire la stessa percezione che si ha dal vivo di una coreografia, e se a volte, non con la fortuna ma con la pazienza e l’attenzione verso il lavoro di un coreografo, si riesce comunque a fermare in una fotografia quella sintesi giusta di quella composizione artistica che i corpi dei danzatori riescono a creare mostrandosi in quelle figure perfette mentre dialogano all’unisono sul palco fino a cogliere in una frazione di secondo quel manifestarsi anche grazie alla fotografia che va ben oltre le capacità dell’occhio umano, ebbene, anche in quel caso, in quello scatto, per quanto straordinario che sia, mancherebbe sempre, prima fra tutte, la musica, che nelle foto purtroppo non si ascolta e insieme quella magia della realtà che stupisce per la sincronia perfetta su cui nasce ll movimento del danzatore e così anche quella percezione estemporanea del momento fatto di più elementi che agiscono in sinergia per creare un unicum che è la danza appunto.
Per queste ragioni, forse mi sento di dire che nessuna fotografia può raccontare quell’impercettibile sensazione di leggerezza e sospensione del tempo che si ha mentre si osservare uno spettacolo di danza dal vivo, e così neanche forse riuscirebbe mai ad immortalare quella sensazione di stupore che ci comunica ogni danzatore o danzatrice mentre riesce quasi a fluttuando nello spazio della scena, ad incantarci con quell’eleganza, stile, fascino e disinvoltura, e quella padronanza del corpo che solo un professionista è in grado di comunicare quando osa praticare l’arte della danza, e per lo stesso motivo, anche quelle stesse infinite sfumature che si potrebbe pensare possano essere invece colte dalle riprese video, anche le più accurate, proprio per la capacità del videomaker di essere attento nel riuscire ad accompagnare il movimento e sottolineare così il progredire e lo sviluppo in scena di un danzatore, non saranno mai abbastanza capaci di saziare l’anima dello spettatore con la stessa intensità e profondità né potrebbero raccontare in un modo esaustivo, soddisfacente o all’altezza del racconto, così fortemente in grado di suscitare sentimenti, emozioni e significati che si possono capire nella loro completezza solo dal vivo e quando si è testimoni diretti, spettatori di quella magia a cui si assiste da una platea e che si manifesta prima di tutto sul palcoscenico, che è l’arte della danza.

Raccontare l’arte coreografica
con le riprese e con la fotografia

Lavorare con Irene Stracciati è stata un opportunità che mi ha insegnato a comprendere il valore dell’arte coreografica, la complessità del percorso di studio e di ricerca personale ed artistica che stanno dietro a ciascun tipo di passo di danza, al linguaggio del corpo, in ciascun movimento e gesto che viene rappresentato sul palcoscenico.
Un occasione che mi ha permesso di seguire da vicino la creazione di meravigliose coreografie che Irene Stracciati ha ideato ed interpretato, tra musiche e scenografie inedite, che da osservatore privilegiato ho avuto la possibilità di raccontare dalle sale prove al dietro le quinte, fino al palcoscenico del teatro, in spazi e luoghi della cultura che ha contaminato, cercando ogni volta di restituirle nel loro linguaggio e significato.
Naturalmente la capacità di raccontare l’arte della della danza e della coreografia cambia notevolmente passando dal video alla fotografia, nel primo caso è evidente che la possibilità di riprendere l’intero movimento di un danzatore mente compie la complessità di un passo di danza, di un salto, una pirouette, o un semplice gesto con le braccia mentre esegue una coreografia, preparata in mesi di prove, studio e che ha richiesto un lungo lavoro di preparazione permette di cogliere in modo migliore una maggiore parte di piccole ed impercettibili variazioni presenti nello sviluppo dei movimenti del corpo di un danzatore o danzatrice Di contro, la fotografia, che necessita di fermare in un singolo scatto quella tensione muscolare, espressiva, dinamica del corpo, non sempre riuscirà a restituire la plasticità, la grazia, la forza di un ogni possibile passo di danza, e anche se questa è la massima aspirazione di un fotografo professionista come me, esigente nella ricerca dell’immagine magari non perfetta ma autentica, e nonostante abbia lavorando per anni nel racconto della danza fino ad affinare molto la tecnica per scegliere e comprenderne lo sviluppo che precede l’esecuzione di molti dei passo di danza classica, e che in una coreografia o un improvvisazione possono essere ancora più difficili da prevedere, specie se non si assiste prima alle prove, pur riuscendo a cogliere il momento giusto per catturare in un signolo scatto il senso di quel movimento, di quel singolo gesto, può essere un compito che richiede anni di preparazione e mai potrà davvero raccontarlo nella sua interezza.

Margherita Giannettoni – Teatro dei Rinnovati – Siena – Manifesto pubblico 6x3m – Irene Stracciati Danza


Posso infatti dire che, pur avendo imparato, dopo migliaia di scatti, a cogliere, l’attimo giusto, riuscendo ad interpretare nella composizione della scena, la coreografia anche con una fotografia, la realtà è che nonostante tutto, anche con tutta l’esperienza del mondo, e anche se si è attenti e preparati, nel racconto della danza, molto sfugge all’occhio della macchina fotografica, che con l’obbiettivo e l’otturatore non riuscirà mai a restituire la stessa percezione che si ha dal vivo di una coreografia, e se a volte, non con la fortuna ma con la pazienza e l’attenzione verso il lavoro di un coreografo, si riesce comunque a fermare in una fotografia quella sintesi giusta di quella composizione artistica che i corpi dei danzatori riescono a creare mostrandosi in quelle figure perfette mentre dialogano all’unisono sul palco fino a cogliere in una frazione di secondo quel manifestarsi anche grazie alla fotografia che va ben oltre le capacità dell’occhio umano, ebbene, anche in quel caso, in quello scatto, per quanto straordinario che sia, mancherebbe sempre, prima fra tutte, la musica, che nelle foto purtroppo non si ascolta e insieme quella magia della realtà che stupisce per la sincronia perfetta su cui nasce ll movimento del danzatore e così anche quella percezione estemporanea del momento fatto di più elementi che agiscono in sinergia per creare un unicum che è la danza appunto.
Per queste ragioni, forse mi sento di dire che nessuna fotografia può raccontare quell’impercettibile sensazione di leggerezza e sospensione del tempo che si ha mentre si osservare uno spettacolo di danza dal vivo, e così neanche forse riuscirebbe mai ad immortalare quella sensazione di stupore che ci comunica ogni danzatore o danzatrice mentre riesce quasi a fluttuando nello spazio della scena, ad incantarci con quell’eleganza, stile, fascino e disinvoltura, e quella padronanza del corpo che solo un professionista è in grado di comunicare quando osa praticare l’arte della danza, e per lo stesso motivo, anche quelle stesse infinite sfumature che si potrebbe pensare possano essere invece colte dalle riprese video, anche le più accurate, proprio per la capacità del videomaker di essere attento nel riuscire ad accompagnare il movimento e sottolineare così il progredire e lo sviluppo in scena di un danzatore, non saranno mai abbastanza capaci di saziare l’anima dello spettatore con la stessa intensità e profondità né potrebbero raccontare in un modo esaustivo, soddisfacente o all’altezza del racconto, così fortemente in grado di suscitare sentimenti, emozioni e significati che si possono capire nella loro completezza solo dal vivo e quando si è testimoni diretti, spettatori di quella magia a cui si assiste da una platea e che si manifesta prima di tutto sul palcoscenico, che è l’arte della danza.



L’inizio della collaborazione
per l’Accademia sull’arte del gesto
e la Compagnia Virgilio Sieni

Nel 2007 grazie alla collaborazione con Irene Stracciati assistente alla regia nello spettacolo Adagio quasi in luce di Virgilio Sieni, ho avuto l’opportunità di conoscere di persona il danzatore, coreografo che ha fondato e dirige l’Accademia sull’arte del gesto e la Compagnia Virgilio Sieni e iniziare un’importante collaborazione che mi ha dato, tra le altre possibilità, insieme a quella di realizzare la documentazione dei numerosi spettacoli, progetti, festival dell’Accademia sull’arte del gesto in alcuni degli spazi e luoghi dell’arte, della storia e della cultura della città di Firenze, quella di costruire una nuova sensibilità artistica nel raccontare la danza e l’arte del gesto.
Nella pagina dedicata alla collaborazione per l’Accademia sull’arte del gesto e per la Compagnia Virgilio Sieni è pubblicata la videografia dei numerosi progetti e degli spettacoli filmati e fotografati fino al 2014 in molti dei quali la stessa Irene Stracciati ha lavorato sia come assistente alla regia e alle coreografie di Virgilio Sieni che nella conduzione di incontri e laboratori.

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PER L’ACCADEMIA SULL’ARTE DEL GESTO
E LA COMPAGNIA VIRGILIO SIENI

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Raccontare l’arte della danza
e la ricerca coreografica
di Irene Stracciati

Lavorare con Irene Stracciati è stata un opportunità che mi ha insegnato a comprendere il valore dell’arte coreografica, la complessità del percorso di studio e di ricerca personale ed artistica che stanno dietro a ciascun tipo di passo di danza, al linguaggio del corpo, in ciascun movimento e gesto che viene rappresentato sul palcoscenico.
Un occasione che mi ha permesso di seguire da vicino la creazione di meravigliose coreografie che Irene Stracciati ha ideato ed interpretato, tra musiche e scenografie inedite, che da osservatore privilegiato ho avuto la possibilità di raccontare dalle sale prove al dietro le quinte, fino al palcoscenico del teatro, in spazi e luoghi della cultura che ha contaminato, cercando ogni volta di restituirle nel loro linguaggio e significato.

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DEI corsi DI FORMAZIONE professionalE di danza classica
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DI IRENE STRACCIATI
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PER CONOSCERE GLI SPETTACOLI CHE HO FILMATO DAL 2006 AL 2014
DURANTE LA COLLABORAZIONE ARTISTICA CON IRENE STRACCIATI
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DEL PROGETTO DANZA_NON TERAPIA
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