

Sono convinto che bisogna imparare ad osservare e prima di tutto comprendere quello che si cerca di raccontare. E’ necessario un grande atto di sincerità per raccontare il mondo e la sua realtà, per questo motivo, credo fotografare e filmare richieda prima di ogni cosa un vero atto di responsabilità.
Da sempre le fotografia ha una grande importanza nella comunicazione di messaggi verso la società. Il nome stesso che le descrive sembra aver perso di valore, da quando in seguito alla diffusione dei social media e del loro surplus, prendono per comodità o per necessità il nome semplificato di immagini: dello screen saver, di una galleria, di una persona. Le immagini ormai sono dappertutto, indicizzate nei motori di ricerca, nei computer dimenticate dal memoria, e quasi sembra che vengano generate dal sistema della tecnologia in modo automatico. Le fotografie si riducono ad “immagini” quando sono compulsive e rappresentano il risultato dell’irrefrenabile esigenza di immortalare tutto, o quando sono egocentriche, e nascono solo dal continuo bisogno di attirare l’attenzione, oppure quando in definitiva sono soltanto passive e non aggiungono niente sia per chi le fa nella mente di chi le realizza né di chi le osserva.

E’ proprio quando si vuole rappresentare ogni cosa in modo da stupire per forza, quando tutto sembra dover essere amplificato e reso spettacolare, al di là che lo sia davvero, che si perde progressivamente il significato dell’atto in sé di produrre delle immagini e che dovrebbe animare la nostra volontà o bisogno di scattare. Se facciamo fotografie senza pensare o pensando troppo perdiamo il senso del procedimento che sta alla base di ogni fotografia. Prima di scattare una foto dovremmo imparare prima di tutto ad osservare, riflettere, magari anche pensando a cosa vogliamo comunicare, e soltanto dopo iniziare a fotografare. E anche quando lo facciamo velocemente, dovremmo ricordarci di non travisare il senso di quel gesto, e soprattutto rispettare il significato di quell’atto con il quale comunichiamo verso gli altri.
In altre parole si potrebbe dire che, se facciamo fotografie in modo inconsapevole e senza coscienza, il senso del contenuto svanisce, il soggetto diventa un oggetto, e la fotografia rischia di perdere significato. L’uso della fotografia si può considerare come quello di una parola che per quanto personale e soggettiva, può essere usata in modo sincero e pacifico per comunicare un pensiero, oppure in modo disonesto e arrogante, generare oltre che ignoranza, conflitti e violenza. Un’immagine realizzata al di fuori dalla realtà è come una parola fuori dal contesto, priva di significato.
Se rinunciamo alla trasparenza di qualunque obbiettivo, grande e piccolo che sia, l’immagine che è sempre una fotografia si può trasformare in un potente mezzo di diffusone di pensieri manipolati, di realtà fuorvianti, e creare senza che neanche ce ne accorgiamo, una vera e propria dissimulazione o portare al distacco dalla realtà.
In altre parole, dobbiamo capire che l’osservazione delle immagini da parte di tutti, è oggi diventata un punto di partenza della comprensione del mondo, e che dovremmo cercare di fare un uso responsabile della fotografia per impedire che un suo stravolgimento di vedute possa finire per cambiarne la stessa percezione.
Se consideriamo inoltre che la fotografia viene usata sempre più di frequente per veicolare messaggi esclusivamente commerciali, strumentalizzata per fare propaganda, disinformazione, o rappresentare interessi personali, si capisce quanto possa essere pericoloso l’uso discriminatorio perfino di una normale fotografia di noi stessi.
Dobbiamo ricordarci che anche la fotografia può incidere direttamente sul nostro stesso modo di vedere e capire il mondo, anche attraverso quello che facciamo vedere agli altri, e se non abbiamo consapevolezza, questo può causare una perdita di controllo e produrre una visione distorta della realtà a danno di noi tutti, compreso di sé stessi.
Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
G. Orwell

Il proliferare di immagini incongruenti può generare modelli ingannevoli sia nella politica che nella società. Cosi come una bugia ripetuta continuamente può trasformarsi in verità e così anche continue immagini manipolate possono riflettere come uno specchio distorto, una realtà alterata.
Le immagini possono essere abbinate a notizie false che ne cambiano il senso alterando le motivazioni con cui sono state scattate. Con il loro contenuto possono indurre in modo errato a cambiare un pensiero.
L’eccesso di contenuti fasulli, pose costruite, la disonestà intellettuale e i modelli mistificatori, possono portare il senso delle immagini stesse, verso la lenta decadenza del principio per cui la fotografia è nata, quello di rappresentare, se pur interpretandola, la realtà.
Con la crescente incapacità di fotografi improvvisati incapaci di riuscire a rappresentare la realtà con sincerità forse sta cambiando nel profondo anche il nostro stesso modo di percepire il mondo che si riflette appunto nell’uso crescente di linguaggi sempre meno consapevoli di come raccontarlo.
Nonostante esista in ogni fotografia il diritto all’interpretazione secondo un linguaggio soggettivo, le troppe fotografie il mondo compulsivo e spinto soltanto dall’individualismo sembrano non soltanto impoverire la fotografia ma i soggetti stessi, svuotandoli della loro autenticità, limitando il loro sguardo esclusivamente in direzione di loro stessi e sempre meno verso la realtà che li circonda, e impedendone lentamente una vera comprensione.
Non sono le persone, più che mai libere di mostrarsi al pubblico, che perdono di significato, anzi, sembra piuttosto che manchi consapevolezza e comprensione del mondo esterno in cui vivono, e viviamo tutti. Se la fotografia rischiasse di non approfondire più la conoscenza e la comprensione del mondo che ci circonda, e che in qualche modo riproduce dietro allo specchio, ben oltre lo schermo che la condivide, smetterebbe di essere in contatto con la realtà perdendo definitivamente il suo scopo e la sua ragion d’essere, e questo sarebbe davvero un peccato.

Registi, fotografi e reporter coraggiosi, in ogni parte del mondo, hanno dimostrato attraverso le loro opere, quanto sia importante dare voce anche chi non ha la possibilità di esprimere la propria vita e quanto sia importante usare questo strumento con consapevolezza e autenticità, innanzitutto nei confronti della realtà che si cerca di raccontare.
Il potere di comunicare da parte dell’informazione rappresenta un problema etico e morale. La fotografia, il cinema, la pubblicità, e ogni forma di contenuto fatto di immagini hanno un forte impatto sulla nostra percezione della verità e possono essere usate per arricchire la mente degli spettatori o manipolarla per perseguire fini politici, ideologici commerciali.
La rappresentazione della realtà, può dunque mutare continuamente non solo attraverso l’uso di immagini fuorvianti come ho già detto ma può limitare profondamente il nostro diritto ad avere una piena conoscenza della verità, anche e soprattutto, attraverso processi di revisione storica, negazionismo, populismo e propaganda. La mancanza di un informazione trasparente porta come conseguenza diretta innanzitutto la perdita della propria capacità critica e può impedire la libertà di espressione e, nei casi più estremi, può contribuire alla nascita di totalitarismi e dittature.
Usare in modo intelligente oppure inappropriato questi potenti mezzi di comunicazione può trasformarli da strumenti costruttivi di condivisione del pensiero a mezzi impropri di trasmissione di messaggi dannosi o addirittura pericolosi. Il semplice gesto di condivisone sui social rappresenta indubbiamente una forma di libertà ma dato che insieme alle immagini si condividono anche idee e pensieri dovrebbe essere considerato prima di tutto un atto di responsabilità affinché queste siano per quanto possibile autentiche espressioni della realtà che diffondiamo.

Il giorno in cui non saremo più capaci di reagire all’orrore, di provare un sentimento di sgomento né di tristezza o di dolore, di fronte ad immagini di morte e di violenza, di sofferenza, avremo già smarrito la nostra identità di essere umano.
Se davanti alla rappresentazione della verità espressa da una singola immagine perdessimo, dunque, la nostra capacità critica di capire la sua implicazione sociale, di elaborare un pensiero critico, avremo dunque smarrito anche la consapevolezza di noi stessi e perso il significato della vita stessa prima ancora che della fotografia.
Capire il significato profondo della vera gioia e della bellezza, così come del dolore e della disperazione, che anche una singola immagine racchiude in sé, significa salvaguardare prima di tutto i nostri sentimenti. Scattando fotografie si getta luce nel buio profondo di un otturatore e si generano pensieri ed emozioni che colpiscono direttamente il cuore e l’anima delle persone. Pertanto, affinché si possa raccontare la realtà per come essa si manifesta, occorre guardare il mondo attraverso il soggetto, in modo completo, sincero e dobbiamo prima di tutto salvaguardare la sua identità, rispettandone i sentimenti nella loro autenticità.
Perché perdere tempo per creare immagini spazzatura quando a metterci del cuore puoi farne di indispensabili, in magica celluloide?
Wim Wenders “Lisbon Story”

Fotografare con responsabilità significa dunque comprendere prima di tutto che è necessario raccontare secondo coscienza, rispettando innanzitutto la verità in modo da garantire la sua comprensione per quanto possibile attraverso le immagini che produciamo. La vita appartiene al mondo e non possiamo in alcun modo appropriarci della sua essenza neanche con la fotografia ma se anche cercassimo con le nostre immagini di raccontare anche solo un infinitesima parte dovremmo cercare in ogni modo di difendere l’integrità del suo significato.
LAVORARE NEL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA,
DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO
Concludendo ci tengo a sottolineare che non sono disposto a partecipare, né parteciperò, ad alcun progetto che sia contrario per natura o per finalità ai principi della Costituzione Italiana e alle regole della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, alla libertà di stampa o che sia contrario al rispetto della dignità dell’essere umano e di ogni tipo di essere vivente. Per le stesse ragioni non accetto né accetterò alcun lavoro e relativo profitto che possa portare uno svantaggio ad alcun persona, o essere vivente che sia, e che per qualunque ragione possa essere ritenuta diversa, o discriminata, per ragioni di genere, razza, cultura, etnia, religione, orientamento sessuale, credo politico, minacciare la salvaguardia dell’ambiente e della natura, mettendo a repentaglio le generazioni future e senza rispettare i principi costituzionali e il diritti dell’uomo e di ogni cittadino alla libertà, alla vita, alla felicità, alla salute, alla carità.
